Arte e moda: relazioni pericolose

In una Paris Fashion Week piuttosto sonnacchiosa (tipo così), uno degli show più chiacchierati è stato quello di Rick Owens. Piccolo recap per i meno aggiornati: di 43 uscite in passerella, in 11 le modelle (che poi modelle non erano, ma vabbè) trasportavano sulle spalle -con la nonchalance di Alessandro Michele in vestito broccato azzurro e blusa di seta- altre signore.
Va letto, spiega Owens, come un omaggio alla forza delle donne (e non alle “donne forti”, come spiega bene qui Maya Singer). Ed è subito dibattito, con articoli anche un po’ troppo accessi, calmiamoci un po’ ok? animati, come quello di Andrea Batilla su Pizza: circo o arte?

Owens ci ha abituati alle provocazioni in passerella (donne oversized, falli al vento, etc.). I più maliziosi sostengono che lo stilista californiano abbia solo bisogno di far parlare di sé, anche perché poi “gli abiti sono sempre uguali”.
Concediamogli il beneficio del dubbio.
Anche perché presentare collezioni legate tra loro come un flusso continuo, quello che fa Owens, ma anche Michele o Slimane, può essere una soluzione valida al problema dei tempi troppo pressanti della moda (su questo poi torno un’altra volta, promesso).

I problemi, secondo me, stanno altrove (mode “Partito Benaltrista” on). Ovvero:

1) Un citazionismo un po’ troppo fedele:

2) Ma i vestiti?
Eh sì, perché alla fine degli abiti non parla più nessuno. E questo dovresti metterlo in considerazione quando progetti di metterti sulle spalle una tipa a mo’ di zainetto (di coccodrillo, tipo quello di The Row).
Per carità, casomai Owens è un grande artista incompreso, ma questo mi lascia un po’ perplesso.
Ben venga uno stilista che lancia messaggi (così ci scrolliamo il costante complesso d’inferiorità che aleggia nelle menti più o meno consce delle fescionpipol), ma lo facesse tramite i vestiti, no?

Trovo più divertente, invece, la performance (inconsapevole?) che Karl Lagerfeld ha apparecchiato per noi ai tempi del Supermercato Chanel. Ve lo ricordate, sì?
Anche qua, naturalmente di vestiti non si parla: per carità!
In compenso, King Karl ha messo su un piatto d’argento uno le reazioni disordinate del popolo della moda, intento a saccheggiare senza pudore gli scaffali del Grand Palais.
Ha messo in scena il lusso e l’ironia: la più leggera e la più feroce insieme, il consumismo delle masse e l’ambizione. Ha trasformato tutto il set, ogni singolo oggetto apparentemente quotidiano, in un must have, trasportando sul palcoscenico gli spettatori, le loro manie, i meccanismi della pubblicità e i nostri comportamenti“.

Quest’ultimo testo è rubato da un articolo di Cecilia. Uno di quelli che vorresti aver scritto tu. A proposito, e chiudo: lo sapete che Cecilia ha anche lanciato una sua linea di abbigliamento? Correte a vederla!

(Foto da CR Fashion Book e ahintofchic.wordpress.com).

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