Qualche film da vedere al cinema un mese fa

Qualche (tanto) tempo fa sono andato a vedere Gone Girl. Non so se sia ancora al cinema, visto che era già a prender muffa da un po’ (come da titolo), ma se così fosse andatelo a vedere. È un bel film, col gran pregio di non essere né un’americanata, né una di quelle opere di nicchia francoromene, cariche di densi silenzi e mugolii che sostituiscono le conversazioni.

Comunque; Gone Girl è una bella storia, che ha anche una tematica impegnata (trattata in maniera non impegnativa): l’influenza dei media dal colpevolismo facile sull’opinione pubblica (non vi preoccupate, non vi spoiler niente, davvero).

E’ una cosa su cui stavo riflettendo da qualche tempo, non so bene per quale ragione. Tutto è cominciato un giorno quando, immagino nel disperato tentativo di trovare una scusa credibile per non studiare, sono arrivato sulla pagina Wikipedia dedicata a Camilla Cederna. Conoscevo la sua storia a grandi linee, ma rileggerla mi ha molto colpito. L’immagine che ne esce è quella di una donna che ha rovinato la carriera politica di un uomo (Leone), firmato più o meno direttamente la condanna a morte di un altro (Calabresi) e, in generale, aveva il pennino facile.

Non posso giudicare l’operato di una donna che conosco solo tramite una pagina internet, immersa in un’epoca storica totalmente diversa dalla mia, ma di personaggi che corrispondo a un identikit simile se ne trovano molti anche ora. A destra (Metodo Boffo anyone?), come a sinistra (ogni riferimento a Andrea Scanzi NON è puramente casuale). E anch’io, del resto, non mi sono sottratto al rito, attaccando i Loro Piana per aver venduto (salvo poi esser preso dai sensi di colpa), e Dolce e Gabbana, (non) rei di evasione fiscale (su cui poi ho steso un velo pietoso, poco signorilmente).

A questo punto del post immagino dovesse arrivare la brillante conclusione del mio ragionamento, ma, immagino per una forma di rincoglionimento senile un po’ troppo precoce, l’ho scordata (se mai c’è stata).

Due settimane fa, invece, sono andato a vedere Still Alice. Questo sì, in qualche cinema dovrebbe ancora esserci, complice forse l’Oscar a Julianne Moore (meritatissimo).
Still Alice è uno di quei film che parlano di malattia (alzheimer, in questo caso) e inevitabilmente ti fanno piangere. Il regista però non è di quelli che vogliono strappare lacrime morbose, e questo è un pregio.
Peccato che alcuni personaggi siano poco caratterizzati (poteva mancare la figlia ribelle e lagnosa?), e il tema del rapporto malato-device elettronico (lo smartphone su cui Alice segna le cose)  solo accennato, quando invece sarebbe stato interessante approfondirlo.
Rimane comunque un film affascinante (nonché l’unico sul tema, che io sappia).
Davvero molto bella la scena del computer e delle pillole (capirete, capirete…).

Chiudo qua le recensioni, ché altrimenti il post esce ad aprile. Buona visione (e buona fortuna per trovarli)!

Ps.: Prossimi obbiettivi? Birdman, Boyhood (qua spero nella megabotta di culo per trovarlo ancora) e Turner. Se qualcuno li ha già visti, libero di commentare!

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