Gomorra

So che sono un po’ in ritardo sul tema, ma io vivo un po’ fuori dal mondo e non c’ho scai. E poi, del resto, essere un blogger significa poter scrivere quello che cazzo ti pare, no (qua mi viene un riferimento cattivo ma me lo evito, ok?)? E io ho intenzione di sfruttare appieno questa facoltà. Comunque… Gomorra. La Serie.

Dopo essere andata prima in onda su Sky, ora la passano in Rai, Rai3 per la precisione, alle 22 di ogni sabato. Ultime due puntate settimana prossima. L’avete vista? La vedete? Io non ho letto il libro (lo comprò mio padre appena uscito e me ne parlò un gran bene, io ero in fase di ribellione adolescenziale “uccidi-tuo-padre” e quindi mi guardai bene dall’avvicinarmici) né visto il film, ma non mi perdo una puntata. Inutile dire che per me sono la scusa perfetta per rinunciare a ogni barlume di vita sociale (ottimo).

La serie è di una rara bellezza registica, con inquadrature che vanno dagli HDR dei toni drammatici di Scampia (DISCLAIMER: Non ho idea la minima idea se “HDR” sia o meno un termine adeguato per parlare di riprese piuttosto che foto. Se non lo è, perdonatemi) a quelli iposaturi e luminosi degli interni Milanesi, che ricordano un po’ le foto dei meglio instagrammers (quelli giusti, no’ voi comuni mortali). E così arrivano scene (una ragazza in abito da sposa che scappa dai sicari tra i bassi napoletani,  il ritorno di un boss in Italia sulle note del Lacrimosa di Mozart) degne della Grande Bellezza.

A tratti lo sceneggiato è ridondante, si lascia andare ad americanate pesanti e un po’ prevedibili, ma cazzo, è davvero bello. é crudo, terribilmente crudo (house of cards famme ‘na pippa). E anche terribilmente reale. Le case pacchiane dei boss, le serenate dei neomelodici, l’arroganza della camorra che chiude le strade e i palazzi per spacciare, la gente che li difende. Il popolino colluso, la mafia che si sostituisce allo Stato. O ci si infiltra. Tutto vero, basta sfogliare qualche giornale o recuperare un vecchio servizio di Ballarà/Piazza Pulita/Di Martedì/etcetc per rendersene conto.
E c’è anche, se vogliamo, quella sensazione di ineluttabilità della mafia, di un futuro nella mafia, quando si nasce e cresce in luoghi così brutti, degradati, poveri.

Ottimi gli attori. Davvero. A forza di “Amore e vendetta”, “Passione e pregiudizio” e altri mediocrelli sceneggiati a cui ci avevano abituato Rai e Mediaset, avevo smesso di credere che il nostro Paese potesse sfornare bravi attori. Qui, invece, sono in imbarazzo a scegliere quello che ritengo migliore. Certo che donna Imma c’ha un caratterino… per il prossimo settennato la mia candidata donna per il Colle sarà lei. E il napoletano parlato? Semplicemente perfetto.

Rimane solo da capire perché le sovracitate mamma Rai e reti berlusconiane scelgano ancora gli attori per i ruoli più importanti in base all’ “azzurrità” dei loro occhi. Ché il canone a me va pure bene pagarlo, e ok che è il più basso d’Europa, ma una recitazione di qualità non dispiacerebbe.

Allora tutto apposto?

Beh, se volessimo (ma non vogliamo, no?) continuare a far polemica, potremmo chiederci perché la Rai non abbia prodotto questa bella serie (a cui ha contribuito anche La7, a leggere su Wikipedia, che non ho capito cosa ci guadagni). Ma diciamo che si è salvata in zona Cesarini ritrasmettendola a un anno di distanza.

E quindi resta solo un cruccio. Ho sentito da più parti le solite critiche: “darà un’immagine negativa dell’Italia all’estero!” (perché sì, l’hanno venduta all’estero, e anche tanto). Ha ragione Beppe Severgnini, quando dice che:

Characters in Gomorrah compel — as they do in any good TV series — but they don’t charm. Empathy is absent. “Gomorrah” hasn’t got goodies and baddies; just baddies and worsies. Viewers observe and learn, but don’t identify with them.
And what they learn is that Italy, like every other society on Earth, has a dark side. But “Gomorrah” also makes clear that this is just a “side,” that it is not all of Italy. The Naples in which the criminals operate is also shown to have the second-largest passenger port in the world, Italy’s fourth-largest urban economy and Europe’s largest historic center, a Unesco World Heritage site. The realism in “Gomorrah” is never lurid or sensational; it is measured, so that viewers sense that there is a world beyond it, an Italy that is not about corruption and murder. […] 
So my fellow Italians should just relax, and enjoy some great TV. Camorra is bad for Italy. “Gomorrah” isn’t.”

Solo che, conoscendo come gli stranieri vedono l’Italia, molti si convinceranno che funziona tutto così. Perché loro il nostro Paese proprio non lo capiscono (non è facile, effettivamente), e negli stereotipi ci sguazzano. (Quasi) tutti. Credono che siamo tutti più o meno mafiosi quando va male, quando va bene che incontriamo il Papa ogni santa domenica. Mangiamo Pasta meatballs, suoniamo ‘sto cazzo di mandolino (MA CHI NE HA MAI VISTO UNO DI MANDOLINO) e viviamo la dolce vita. Del resto ve la ricordate questa?

E però sapete che c’è? Gli intelligenti sapranno non generalizzare. I tonti no. Ma questo è un problema loro.

(L’immagine di Der Spiegel viene da linkiesta.it)

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