Il cardellino

Ho finito di leggere Il Cardellino (Donna Tartt) un paio di settimane fa.
Parlarvi di qualcosa che non sia moda mi mette sempre un po’ d’esitazione: di pizzi e ricami ormai m’intendo, di altro, casomai, non così tanto bene. Però per questo libro faccio un piccolo sacrificio.
Da buon ignorante, fino a qualche mese fa non avevo idea di chi fosse Donna Tartt. Poi mi è capitato di leggere una recensione entusiastica della sua ultima fatica (‘sto Cardellino, appunto, 11 anni per scriverlo) su IL (magazine del Sole24Ore amato visceralmente da noi hipster-radical chic), e così mi sono deciso a comprarlo.

E’ un tomo da quasi 900 pagine, e l’ho letto in 7 giorni (mood sborone ON), tutto d’un fiato. Ho passato intere lezioni di diritto volando con la mente a New York, Los Angeles ed Amsterdam chiedendomi cosa sarebbe successo a Theo, il protagonista. Forse è stato per lo stile della Tartt, forse perché in fondo, in quel ragazzo, mi riconoscevo.
Theo perde la madre a 13 anni in un tragico attentato (non vi preoccupate, non v’ho spoilerato niente più della terza di copertina). Io non ho avuto questa sfortuna, ma un rapporto stretto con mia mamma, come il suo, sì. Fino ai miei 18 anni, ero terrorizzato all’idea che i miei morissero e finissi a stare da un qualche parente totalmente tocco (di normali -che culo- non ne ho), e ho passato senza problemi quest’angoscia su di Theo.

 Il quadro di Carel Fabritius da cui prende nome il libro

Il Cardellino è un classico romanzo di formazione (Bildungsroman se avete la glottide sufficientemente destrutturata) americano, scorrevole, ben scritto. Forse si dilunga un po’ troppo alla fine, ma l’ho trovato un “problema” davveros secondario. E’ ricco di richiami e citazioni, di quelle che “ehi, di che parla qui la Tartt? Chi è quest’autore, qual è questa musica? Voglio approfondire”, ma non lo fai, perché non riesci a staccare gli occhi dal libro.
Con una storia che si dipana in tutta America e anche al di qua dell’Atlantico, Il Cardellino racconta i dilemmi interiori di un ragazzo, ma è anche un thriller pieno di colpi di scena. E’ un libro su come un evento imprevisto, fuori dalle nostre scelte, possa cambiare raidicalmente la nostra vita, sul confine labile tra ciò che è bene e ciò che è male, sul rapporto con l’arte e sul senso della vita. Io almeno ci ho letto questo, voi forse ci vedrete tutt’altro.

Spulciando la rete ho scoperto che il pubblico si è diviso molto su questo libro: c’è chi lo ha amato, come me, e chi non l’ha proprio potuto sopportare. Un sito, addirittura, (di cui non vi darò il nome -bontà mia) lo cassa con un voto di 5.67. Quant’è triste ridurre un libro a un numero con quei due beffardi decimali dietro, davvero, quanto? Ho anche letto un commento stupendamente radical chic (e quindi, ovviamente, critico) che chiudeva così: “Preciso che sono una buona lettrice ,sopratutto di buona letteratura , quindi non proprio una sprovveduta.
Questo libro mi ha spiazzato ,[…] quando ho finito di leggerlo sono andta in libreria a comperarmi un libro meraviglioso, già letto , ovviamente ( mann ,i buddenbrook ),proprio per cercare di “ripararmi” dopo una pessima e lunghissima lettura”. 
Bene, voi fate come lei: comprate il Cardellino, leggetelo. Se non vi piace comprate i Buddenbrook di Mann.

E datevelo in testa.

(Non ce l’ho con voi, ma ‘sta storia di doversi purificare ricomprando un libro già letto, perché lei è una buona lettrice di buona letteratura, era davvero troppo per me).

L’immagine di copertina de Il senso di una fine, da lastanzabianca.net

Ps.: Dopo aver finito questo, sono andato in libreria e ho comprato Il senso di una fine (Julian Barnes) Dio di illusioni, questo sempre della scrittrice americana, ormai preso da una vera e propria tarttmaniaIl senso di una fine è un libercolo, si legge in una notte, e sembra condividere alcune tematiche col Cardellino. E’ una bella lettura, in particolare nelle prime pagine, peccato si perda un po’ verso la fine.
Dio d’illusioni ha una prosa più lenta dell’ultimo lavoro della Tartt, non so se sia intenzionale, se si tratti di una naturale evoluzione o ancora da attribuire al cambiamento di traduttrice. Il romanzo è un giallo-non giallo che cattura, si fa leggere in fretta e scandalizza. Più misterioso e forse meno “universalistico”  de Il Cardellino, merita comunque una letta.

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