Quel geniaccio di Chris Bailey

(Ben due post in un mese. Non vi ci abituate, eh).

(Nota: Ho cominciato a scrivere questo coso intorno al 10 di settembre, e non mi andava di riscriverlo tutto da capo. Per questo all’inizio parlo di estate come se fosse appena passata).

Ciao a tutti,
Ve ne sarete accorti, sono tornato, e (mi spiace dirlo, ma) non ho ebola*. Quest’estate vi ho abbandonati per godermi il riposo del guerriero in Francia (burro come se piovesse) e dare un esame. Darlo per la terza volta. Shame on me (e se non è andato dignitosamente vado a zappare i campi- ogni volta che dico questa frase mi rendo conto di sopravvalutare i miei muscoli e le mie conoscenze agrarie- ).
Visto che cominciano ad arrivare nei negozi i pezzi della nuova stagione e che un fescionblog senza recensioni di sfilate è come Milano senza nebbia (<3stereotipi), oggi vi parlo dei capi di Burberry Prorsum per quest’inverno, disegnati da quel genietto di Chris Bailey.
La collezione è la seconda di un trittico ispirato agli artisti: quest’estate si parlava di David Hockney e Alan Bennett, la prossima di Bruce Chatwin, mentre stavolta tocca al Bloomsbery Group.

Come sempre, anche in questa passerella Bailey si diverte a sperimentare con le proporzioni dei capispalla, una sua vecchia ossessione: i bomber sono striminziti (“cropped”, credo si dica così), e sembrano recuperati da quell’angolo oscuro dell’armadio dove custodite i capi di quando avevate 12 anni e orribili baffetti scuri, come i bambini indiani (che poi perché i bambini indiani hanno i baffi?); mentre i cappotti enormi, come ereditati dal nonno.
E ancora una volta, c’è l’amore di Bailey per la manualità. Non parlo di sartoria, quanto di arti e mestieri. Pensavamo di averle viste tutte,  dalle applicazioni di uncinetto e “pellicce” in rafia (SS12) alle perline cucite sui maglioni (FW12/13), ma stavolta lo stilista inglese dà il meglio di sé: pelle dipinta a mano, tagliata a laser a ricordare gli skyline delle grandi città mondiali, intarsi e tessuti di tappeti.
Neanche a dirlo, non manca l’ultimo dei tre capisaldi di Bailey: la britannicità ostentata (pochi paesi arrapano il mondo come il Regno Unito, e lui lo sa bene), che va dal tema delle sfilate stesso, al tweed e alle camicie stampate con la mappa del centro di Londra.

Sono andato a sbirciare la collezione nel negozio di Milano (a Roma meglio evitare, non vorrei dare l’impressione di stalkerare qualche commesso/a), dove, in verità, c’è ancora ben poco. Ma non sputiamoci sopra: ecco comparire davanti ai miei occhi un trench in doppio di cashmere, buttato con nonchalance su un’instabile stampella. Da toccare con la stessa attenzione che mettete quando accarezzate i cani sporchi e bagnati, nella speranza di non appestarvi le mani. Poi ci sono le croccanti camicie di misto cotone e seta, con stampe ispirate alla carta da parati inglese dell’ ‘800. E se non volete correre il rischio di fare tappezzeria, ecco le stampe in colori al neon dei monumenti delle principali città mondiali (stupenda mossa commerciale, chapeau). Già mi immagino un pappone cinese avvolto in un trench blu elettrico coi motivi di Shanghai sopra. Il trionfo del kitch: meraviglioso!

Ingentiliscono l’inverno i cappotti colorati ma non troppo (verde foresta, blu petrolio), mentre alcuni capispalla in seta regimental imbottita non sembrano esattamente donanti (eufemismo. Se poi volete sembrare dei Babbi Natale in grande spolvero, allora potrebbero essere quello che state cercando).
In generale, comunque, tutti belli i cappotti, anche in tessuto sartoriale. Qualcuno però spieghi a Bailey che di sei bottoni sulle maniche non sappiamo che farcene, quattro sono più che sufficienti.
Diciamo anche ai mega plaid portati sulla spalla (ma, da veri gauche caviar, ci dispiace constatare che non siano in cashmere). Da abbinare alle borse in tessuto tappeto, dove portare, in un pratico thermos, il vostro brodino caldo (non scordate il parmigiano!) per ottenere il perfetto look da influenza invernale. 

Per le gite fuori porta sul vostro yacht (come, non ce l’avete? Sciò, sfigati), Bailey ha pensato a voi con top e canotte traforati in cashmere bianco con “impunture in stile pescatore” (sic). Dovete andare a controllare il vostro ranch in Texas? No problem, ecco un montone con frange, in versione scamosciata e non: c’è solo l’imbarazzo della scelta. Infine, ci sono anche i caban in pelle dipinta a mano (6750 euro, naturalmente non pervenuti in negozio), per mimetizzarsi tra i Mondrian esposti a quel noioso vernissage a New York dove vi hanno appena invitato.

Insomma, una collezione piacevolissima. E così quel vecchio marpione di Bailey si fa perdonare persino il profumo a forma di vibratore (sì, sto parlando di te, Burberry Body).

Photos courtesy of Burberry.
(avevo sempre sognato dirlo!)

*= Che poi perché la chiamano tutti “Ebola”, senza articolo? Mica è una vecchia zia che rivedi dopo tanto tempo (“Ehi amore, non sai, oggi ho rivisto Ebola”!).

PS: Buon Halloween a tutti 😛 (e sticazzi se non è una festa nostrana, io gli auguri ve li faccio ugualmente)!

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