Artigianato e marketing

C’è una piccola città, in Piemonte, nota in tutta Italia per il suo nome curioso, utile quando si vuole fare lo spelling.
In questa piccola città c’è una piccola ditta artigiana, famosa per i suoi mocassini da guida. La sua specialità è il mocassino Agnelli: il classico gommino, ma con un piccolo tacchetto posteriore, come glieli faceva fare l’Avvocato in persona. Mettiamo che io voglia un paio di mocassini, e cerchi la piccola azienda su facebook. Troverei una persona con 149 followers, una pagina con quasi mille “mi piace”, abbandonata da novembre 2013, e un’altra pagina -stesso nome della precedente, ma completato da un bel “2” finale-, stavolta con 300 like circa, ma aggiornata. Nel dubbio, meglio mettere mi piace a entrambe e chiedere l’amicizia alla persona, il cui nome, lo sottolineo, è proprio quello della piccola ditta, “Calzaturificio ***”. Cercassi su internet, troverei un sito un po’ male in arnese, e un bel tumblr, aggiornato anche lui l’ultima volta a fine 2013.

Una foto che circola su Google

Dopo qualche tempo, “Calzaturificio ***” avrà accettato la mia richiesta di amicizia. Io scorrerò, curioso, il suo proflilo, per trovarmi di fronte post con battute vagamente sessiste, considerazioni di politica spiccia (mod. “W laggente”), foto della serie “condividi se hai un cuore” e immagini di mocassini, il tutto senza soluzione di continuità. Alla fine, confuso dalle tante pagine facebook, un po’ infastidito dalle battutine sessiste e dai commenti politici più estremisti, deciderò che, dei mocassini, posso pure farne a meno.

Forse non tutti si comporteranno come me, ma la storiella mostra una certa goffagine dei nostri piccoli artigiani quando si parla di comunicazione. Siti vecchi, difficoltà a reperire immagini e informazioni, confusione di pubblico e privato, un proliferare di pagine facebook usate a sproposito, oppure account twitter fastidiosamente abbandonati da qualche anno.
La mia convinzione è che, a questa goffaggine, si unisca una certa ritrosia verso il marketing, in particolare da parte dei più anziani. Mi sembra che venga visto come inutile, o anche come truffaldino. Della serie “non ho sito internet, i miei prodotti parlano per me”.
Spesso, è vero, a questi artigiani basta il passaparola, (penso a siti come styleforum.com e askandyaboutclothes.com, o il caso di Mp. di Massimo Piombo, apprezzatissima ma misteriosa), però non sempre è così. La cosa sorpendente è che persino molti, giovani, stilisti sembrano curare poco la loro comunicazione.

Dall’altra parte, invece, c’è chi ha una visione di più ampio respiro, dove la comunicazione ha un ruolo essenziale. Mi viene in mente la sartoria G.Inglese di Ginosa, in Puglia. Anche in questo caso, un fiorire di pagine facebook tutte identiche, e qualche foto mal venuta. Eppure Inglese ha saputo cogliere un aspetto importante del marketing, dandogli una valenza quasi “maieutica” ( qua il discorso suona fastidiosamente radical chic, della serie “educare le masse”): ogni foto, infatti, è accompagnata da una didascalia dove si spiega la lavorazione artigianale che c’è dietro: si tratti di un’asola, un polsino a fagiolo, un piccanello ricamato a mano, per appendere la camicia e non farla sgualcire. In questo modo si rende bene l’idea del lavoro dietro a una semplice camicia, si rende il cliente più disposto a spendere, lo si fidelizza e ci si apre a un pubblico potenziale più vasto.

Se per un artigiano fortunato, il prodotto può esser capace di parlare da solo, ci sono altri il cui lavoro si basa molto di più su un abile uso della comunicazione. E’ il caso di Chiara Ferragni. L’insalata bionda non ne ha mai fatto mistero: il suo grande merito sta nell’aver aperto il suo sito proprio prima dell’esplosione del fenomeno fashion bloggers, e nell’essersi scelta un fidanzato esperto di marketing. La Ferragni ha avuto la capacità di costruirsi un’immagine, di raffinarsi (sarà rimasta zarra dentro, ma è innegabile che abbia fatto passi in avanti dai tempi di Diavoletta87) e rimanere sulla cresta dell’onda. In previsione di un affievolimento del fenomeno blogger, lei è già pronta:

The TBS Crew is also set to debut a complete re-design of The Blonde Salad website, which will have a much sleeker interface and be updated two to three times a day by two staff contributors. As editor-in-chief, Ferragni hopes to pen a regular column, while overseeing the addition of new content, including shopping pages — all while finishing her law degree, which she aims to complete at year’s end.

“We have such a strong image. It’s still powerful and it still gets so many views and people buy from my links, but at the same time we can be 10 times more powerful and we want to do so much more,” she enthused. “It’s going to be more like a website, the layout and everything is going to be completely different”.

(Da The Business of blogging, The Blonde Salad, su businessoffashion.com)

Forse non di marketing si dovrebbe parlare, ma il successo della blogger non sta certo solo negli outfit.

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One thought on “Artigianato e marketing

  1. Sì, hai ragione; è vero che soprattutto in una dimensione di alto artigianato a parlare dovrebbero essere i prodotti, però nell’epoca del web questo atteggiamento mi sembra un po’ folle. Alla fine si ha la possibilità di farsi conoscere con investimenti minimi se non pari a zero, perché non provarci?
    Personalmente mi accorgo d’irritarmi un po’ quando non riesco a trovare un sito decente che dia informazioni corrette in merito a qualsiasi cosa, persino al panificio sotto casa ancora un po’. Ma io oramai sono totalmente deviata da questo punto di vista.
    Certo che se poi devi fare un sito che fa schifo o una pagina Facebook non aggiornata o peggio in cui rilasci i tuoi interessantissimi commenti su ogni branca dello scibile umano forse è meglio restare totalmente al di fuori del web. Molto più chic e misterioso, almeno.
    Riguardo la Ferragni, ha proprio ragione. La tempistica è fondamentale, proprio quella che a me è mancata. Pensavo di mettere su il mio blog da almeno 5 anni prima di fare il grande passo. Se davvero avessi iniziato 5 anni prima magari adesso le cose sarebbero diverse o a pensarci bene anche no.
    I tuoi articoli sono sempre divertenti e interessanti. Per esempio adesso vado a fare un giro sui siti che hai citato, così giusto per non smentirmi 😉

    Alessia
    ElectroMode

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