Lorenzi, coltellinaio in Montenapoleone dal 1929 (al 2014)

Traparentesi: Nonostante la mia media universitaria (che, ricalcolata, scopro essere 16,3 periodico e non 17,4), continuo a pensare che scrivere pezzi insensati che nessuno leggerà per un pubblico di nicchia sia meglio di studiare le ovvietà di management (eh sì, studio management, alla faccia della mia hipsteria). 

Cari ragazzi, prima di tutto (in ritardo) buon anno. Voglio riproporvi un post che scrissi a ottobre 2013, aggiornato e sistemato qua e là.  Buona lettura!

Mio papà sovente si lamenta, quando siamo in viaggio, di come le grandi vie della moda siano uguali in tutto il mondo.
Io, piccato, gli rispondo a tono, dicendogli che, tra gli effetti della globalizzazione, preferisco questo ai McDonald’s. Ma lo faccio più per una questione di principio (ah, il buon vecchio Freud) che altro, perché papà ha ragione.
In queste lussuose vie, però, sopravvivono negozi unici della città in cui si trovano, veri gioiellini. A Milano, ad esempio, ci sono Cova e Lorenzi a Milano.

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Lorenzi è una coltelleria fondata da emigranti valtellinesi nel 1929 a Via Montenapoleone.
Altri rami della stessa famiglia Lorenzi hanno aperto negozi in tutta la città, ma la bottega (boutique sarebbe svilente) della strada più famosa di Milano è decisamente un posto magico, uno di quelli fuori dal tempo, con un’imponente collezione di coltelleria di 2000 pezzi.
Non ricordo quando sia stata la prima volta che ne sentii parlare. Immagino fosse per bocca di mia madre, o mia zia, che a Milano vive. Fatto sta che, però, non ci ero mai entrato. Al massimo, passando per il quadrilatero, mi fermavo qualche minuto davanti alle sue vetrine. Dentro nascondono un mondo di altri tempi: set da barba, pipe, apribottiglie, ogni tipo di coltelleria (per i mancini, per tagliare il sashimi, etc.)… di tutto e un po’. Mi piace pensare, quando capito di lì, a di mio mio nonno, un gentiluomo anni ’50, che non ho mai potuto conoscere, ma di cui ho un’immagine molto viva, e bella, in testa.

L’ antica mola da arrotino nel piano interrato (foto: Repubblica.it)

Casualmente mi trovavo a Milano proprio quei giorni d’ottobre in cui si diffuse la notizia che Lorenzi era stato venduto. Inizialmente si parlava di LVMH, “reduce” dall’acquisizione di Cova, poi -correttamente- dello Swatch Group.
(Ora fate un bel respirone perchè inizia un periodo lungo, e perdonatemi) 
Un po’ desideroso di rassicurazioni sul futuro della Coltelleria, un po’ spinto dalla curiosità, un po’ dal disperato bisogno di un “apricastagne” (se, per voi, apricastagne e disperato bisogno sono parole inconciliabili, beh, fatevelo dire, della vita non c’avete capito gnente),  quel sabato ottobrino mi ci sono fiondato dentro.
(Ora potete ricominciare a respirare).

Volendo evitare, al momento di battere lo scontrino, di sentirmi dire “Sono 400 euro”, per prima cosa ho controllato i prezzi dell’arnese, nascosto in una teca del negozio. Accertatomi di potermelo permettere, ho individuato un distinto signore, e gli ho chiesto un “apricastagne”. Mi ha subito corretto: “Incidi-castagne, vuole dire?” Facendo ricadere la voce su quell’incidi, ma senza essere fastidioso o saccente. E mi ha spiegato come il piccolo utensile fosse studiato in modo tale che la lama non scendesse troppo in profondità nel frutto, pena il suo spopolamento. Del resto, un incidicastagne di Lorenzi li varrà quegli otto euro di differenza dall’apricastagne del supermercato, no?
Appena dopo pagato, prima di defilarmi nella banale, normale modernità di Montenapoleone, ho chiesto al signore, con fare nonchalant, “Ma è vero che il negozio è stato venduto”? Lui si è asserragliato in un no-comment, agitando (ma con signorilità!) le mani. Mentre facevo per andarmene, però, sembrava quasi volermi trattenere con lo sguardo. Gli si leggeva in faccio che l’argomento gli fosse a cuore, che lo facesse penare. E così, un secondo prima che mi voltassi, mi ha fermato e ha cominciato a parlare.
Abbiamo chiacchierato un po’, e ho scoperto che il distinto signore era proprio uno dei proprietari. Mi ha -addirittura!- fatto i complimenti per essere uno dei pochi giovani a capire ed apprezzare un’attività come la sua. Mi ha persino stretto la mano e fatto capire (anzi, proprio detto), nonostante non si fosse pronunciato sulla vendita neanche due minuti prima, che il negozio probabilmente avrebbe chiuso. E la notizia è stata confermata a fine dicembre: la bottega chiuderà i battenti il 15 febbraio.

Sono uscito da Lorenzi con una profonda sensazione di tristezza. E’ un peccato che un negozio così, Il coltellinaio di Montenapoleone, debba chiudere. Poco c’entravano con la vendita problemi economici. Forse un po’ più i 45 milioni di euro pagati da Swatch. Questa è piuttosto la storia di due fratelli, i proprietari, in rotta di collisione sulla gestione dell’attività, che hanno quindi deciso di chiudere, e vendere quei 300mq in pieno quadrilatero. Quando si dice fratelli coltelli.

Solo due visioni inconciliabili. Questo è il brutto: niente di inevitabile, nessun capro (l’LVMH di turno) contro cui lanciarsi. E’ un po’ come se alla favola mancasse la morale. O forse, la morale è di andare a togliersi i propri sfizi da Lorenzi, prima che chiuda.Carpe diem (la citazione di Orazio sta sempre bene).

Io, da quel giorno, ogni volta che passo per Milano visito Lorenzi. Mi sono già impossessato di un vaporizzatore per profumi, un sontuoso spremidentifricio (il mio bagno ora è più bello), e degli oggettini più normali. Se una qualunque cosa che esce da lì si possa dire normale. Ho anche scoperto tante altre meraviglie. Come i coltellini nascosti in animali di legno intagliati da un artigiano giapponese, o le forbicine da uva d’argento. Sicuramente, poi, andrò a vedere se questa cosa qua sotto sarà in saldo, giusto un pochino.

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Un lussuoso spegnifiammiferi pneumatico manuale. Unico, artigianale e assolutamente inutile.

IMG_0106IMG_8814 Due foto delle vetrine

PS.: Se volete altre foto di Lorenzi, potete guardare al reportage di Repubblica da cui ho preso quella della mola, o su La Stampa, o ancora qua. Inoltre vi ho recuperato anche un paio d’interviste (una e due), e un altro bel pezzo, da dove ho preso l’immagine di copertina. Enjoy!

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2 thoughts on “Lorenzi, coltellinaio in Montenapoleone dal 1929 (al 2014)

  1. No, ma che tristezza!
    Lorenzi è uno di quei posti davanti al quale sarò passata tante volte ma dove alla fine non sono mai entrata. Un po’ intimorita dal luogo (leggi dai possibili prezzi), un po’ perché non avevo idea che insieme ai coltelli dentro ci fossero tutte queste bizzarrie e raffinatezze per la casa (anche inutili). Non sai quanto mi pento! Tra l’altro dovrei andare a Milano per le sfilate ma ovviamente non farò in tempo (come non farò in tempo a vedere la mostra di Fornasetti).
    Ma che cavolo, non si può chiudere un negozio così per diversità di vedute tra fratelli. Qualcuno dovrebbe farli ragionare. Un’altra boutique extra lusso in Montenapoleone sarebbe la quintessenza della banalità.
    Inutile dire che tuo padre ha perfettamente ragione (ma anch’io facevo sempre così col mio).
    Il tuo racconto è bellissimo, divertente e terribilmente malinconico tutto in uno. Secondo me dovresti inviarlo al Signor Lorenzi; credo che lo apprezzerebbe.
    Baci e buon weekend

    Alessia
    ElectroMode

    • Beh, che dire, certi commenti fanno davvero tanto piacere. Grazie mille.
      PS: Naturalmente concordo su tutto, e anche io, con un po’ di fortuna in meno, non sarei mai entrato da Lorenzi.

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